libertà di prigionia

wow

La dichiarazione di Laura Boldrini sull’immagine di moglie e madre presentata dagli spot TV contiene certamente tutti gli ingredienti piu’ in voga del momento, incluso lo sdegno per l’arretratezza del nostro Paese in confronto all’ormai mitologico Nord Europa.

( Se ve la siete persa, potete informarvi qui ).

Conoscendo un minimo i meccanismi pubblicitari, è chiaro come il sole come essi facciano leva su archetipi antichi come il mondo e profondamente radicati nell’animo umano; in quello che Jung chiamava “inconscio collettivo”. Per ottenere un risultato molto concreto (l’aumento delle vendite di un determinato prodotto) si ricorre ad una simbologia del tutto trascendente.

Il filosofo T. W. Adorno colse nel segno scrivendo:

“Gli artisti hanno creato per la pubblicità, senza saperlo, l’immagine perfetta dell’unità anima-corpo”.

L’ uomo, la donna, il bambino degli spot sono ben piu’ di un essere umano qualsiasi: vogliono coglierne l’essenza, ben oltre il ruolo; la completezza armoniosa e genuina, lo stato di grazia dell’essere che interpretiamo istintivamente come felicità.  Ed e’ proprio questa rappresentazione della felicità che rende alcuni spot straordinariamente efficaci.

Nel nostro inconscio, la figura materna è indissolubilmente legata all’accudimento. Questa percezione si è modellata in secoli e millenni di storia;  è una memoria animale ancor piu’ che umana . Soltanto gli ultimi, rivoluzionari decenni hanno messo in discussione questo archetipo, tentando di correggerlo e talvolta di rovesciarlo.

A livello razionale l’analisi boldriniana, di stampo illuminista, si concentra su concetti quali giustizia, uguaglianza, diritti, pari opportunità, realizzazione personale ecc.  Si tratta di riflessioni superficiali, che non scalfiscono i modelli conservati e tramandati nel nostro inconscio, ma che hanno un indiscutibile fascino per tutti coloro che hanno vissuto sulla propria pelle l’insanabile contraddizione del nostro tempo.

Chi infatti è stato privato dell’accudimento primario o lo ha vissuto in maniera disordinata, problematica, conflittuale – cosa assai facile per la nostra generazione – porta con sè la percezione che nel modello “tradizionale” di famiglia sia insito un carattere di dolore, di insulto, di dovere. “La famiglia è ariosa e stimolante come una camera a gas” recitava un vecchio slogan degli anni ’70. I figli di quelle donne sono cresciuti nel caos, da madri divise fra l’atavico ruolo di “madre nutrice” – visceralmente indissolubile dalla natura stessa del corpo femminile – ed il nuovo posto della donna-e-madre nella società:  non piu’ sfatta, ma sempre magra ed attraente; non piu’ “sesso debole”, ma forte (istruttrice di yoga o di ginnastica o perfino di arti marziali); non piu’ angelo del focolare, ma lavoratrice “alla pari” (si fa per dire); non piu’ moglie reclusa, ma “amante” o “compagna”. Per molti di questi individui, figli di un periodo turbolento,  la stessa figura materna è intrisa di frustrazione, insoddisfazione, ambizione repressa, senso di colpa, nevrosi.

L’ideologia è sempre superficiale, e coinvolge sempre e soltanto uno strato della nostra essenza: quello epidermico. Piu’ è forte la convinzione e piu’ ,sotto di essa, si agita convulsamente un intero mondo sommerso.

Quando la Barilla risponde alla Boldrini che non rinuncerà a mostrare nei suoi spot la madre-nutrice, che serve in tavola le brioscine industriali al mattino come se le avesse preparate con le sue stesse mani, non agisce in base ad una questione di principio, ma in base a puro buon senso. E’ una mera questione di marketing : l’ Idea platonica di Madre vende le brioches, i biscotti e la pasta molto meglio di qualsiasi trovata progressista dell’ultimo minuto, per quanto patinata ed alla moda. La Barilla mette sul piatto della bilancia la scomunica di alcune coppie gay e la fedeltà della famiglia media italiana, e sceglie la seconda, che pesa, in termini di vendite,  parecchio di piu’ .  Al contrario , altrettanto saggiamente, notissimi marchi di abbigliamento, pelletterie e profumi non hanno avuto bisogno dell’invito della Boldrini per inserire gay , uomini effeminati e donne mascoline nelle loro campagne pubblicitarie: hanno iniziato a farlo appena annusata la tendenza, già a metà degli anni ’90.

Ma con gli efebi e le donne-pantera non si vendono sughi pronti e merendine: lo capiscono, oggigiorno, anche i bambini.

Alla Boldrini sfuggono le ragioni , pur molto concrete, del pubblicitario: a ciascuno il proprio, piu’ o meno “sporco”, lavoro – e a ciascuno…. le sue “prigioni”  😉  .  Ma le sfuggono anche, sicuramente, le ragioni di tante donne-e-madri che trovano ancora soddisfazione nel ruolo costrittivo, limitante, avvilente, oppressivo, patriarcale ed arretrato di custode della casa e serva di marito e figli.

Cosa ci sarà, nelle loro teste misteriose? Soltanto una programmazione inconscia, ancora troppo forte per soccombere al progresso, oppure qualcosa di piu’?

Che alcune di esse, servendo in tavola, pulendo il bagno, cambiando i pannolini, lavando i piatti si sentano veramente, profondamente, inspiegabilmente…felici ?

A questa domanda soltanto ciascuna di esse, di noi puo’ rispondere.

5 thoughts on “libertà di prigionia

  1. mrsanilina Post author

    ….grazie. Oggi i miei figli mi hanno assediata perchè mi sono seduta al PC a scrivere questo urgente post: non sopportano che io guardi uno schermo, piuttosto che le loro belle faccine. Se non altro, sono felice che il mio tempo sia stato ben speso!

    Reply
  2. Close The Door

    Condivido tutto questo post per quanto riguarda le reazioni viscerali – della rete e non solo – alle parole di Boldrini sulla rappresentazione della madre negli spot. Quello che sul serio non capisco è come siamo passati dalla pubblicità della mamma che serve in tavola alla pubblicità con la famiglia arcobaleno, o meglio: mi è chiaro che si è passati dalla questione “gender”: donna oppressa, LGTB oppressi e via così. Ma nella discussione è mancato un punto chiave: al posto della mamma che serve in tavola, hanno piazzato tutti: la colf, la badante, il nero low-cost, i figli…ma,… il papa’? Questo sconosciuto.

    P.S. Andrea Scanzi con il suo post e i suoi tweet sull’argomento mi ha veramente rotto i cabasisi.

    Reply

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s