fertility day, l’errore inconcepibile

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La campagna governativa per la promozione della fertilità nazionale è stata un clamoroso autogol.  In poche ore lo sdegno ha invaso il web e la stampa,  financo quella internazionale,  mettendo trasversalmente d’accordo,  per la sciocca crudezza degli slogan scelti e per la grafica imbarazzante,  ogni opinionista d’Italia  .

Davvero non si parla d’altro,  nelle ultime ore, fra battute di spirito,  crociate femministe  e minacce mortali alla ministra, il cui humour sinistro ricorda quello di Maria Antonietta di Francia quando propose la colazione al popolo di Parigi.  Se infatti il messaggio viene recepito dalle coppie infertili come una crudele mortificazione , non trova certo maggior favore presso le coppie con figli o che vorrebbero averne. Alle loro orecchie suona infatti, stanti le attuali condizioni sociali, economiche, politiche, ambientali italiane, come la proverbiale beffa a coronare il danno.  

Fare (altri) figli?  E come?  Mancano i servizi fondamentali all’infanzia ,  mancano le garanzie di welfare e lavorative,  mancano banalmente i denari  in un sistema in cui sempre di più tutto si paga e lo stato è sempre meno presente,  se non per battere cassa.

  (qui a Genova manca anche un parco giochi pulito e curato,  ma questa è un’altra storia).

I commenti spietati dei cittadini sulla ministra Lorenzin e sulle scelte infelici del suo team di pubblicitari si susseguono come raffiche di mitra e fra di essi uno mi  colpisce.  Non ne ricordo l’autore è non posso citarlo direttamente,  ma diceva grosso modo così :

 Possibile che fra tutto l entourage della ministra,  in tutto il gruppo di professionisti di comunicazione che ha ideato nei dettagli la campagna,  fra tutti coloro che hanno avuto sotto mano una anteprima del volantino degli orrori, non  si sia alzata una voce perplessa?  Che non vi sia stato un utile idiota che abbia saputo alzarsi,  schiarire la voce e tratteggiare la possibilità che questa boutade potesse finir male?

Già , tutti stupidi. Sembra davvero uno scherzo; e se lo fosse?  Se veramente lo scopo di questa pubblicità progresso in salsa ventennio fosse quello a cui abbiamo assistito?  Un’onda di rivendicazione sul profilo ideologico (l’utero è mio ecc ecc),  e migliaia di genitori che elencano pubblicamente le gravi difficoltà pratiche ed economiche del crescere un figlio nel contesto attuale ; insomma una vera picconata nelle gonadi del popolo italiano,  gonadi già messe a dura prova da anni di abusi,  di scempi ambientali, di   ideologie contrarie alla riproduzione,  (dalla “sindrome di Peter pan”  al radicale, subdolo appiattimento dell identità sessuale  maschile e femminile,  su tutti i livelli).

Se sembra troppo contorto,  troppo dietrologico, domandiamoci come mai sulle testate che esprimono una “sinistra liberale” non molto lontana da quella al governo del paese  si pubblichino, abitualmente e da tempo,  articoli come questo. E’ forse schizofrenia?Su una torta pronta da anni,  farcita e glassata,  davvero questa ciliegina sarebbe stata messa per errore? Io stento a crederlo.  

Un ministero non investe centinaia di migliaia di euro in una iniziativa di cui chiunque poteva prevedere il clamoroso flop.  Preferisco pensare che si tratti di una abile mossa di scacchi.  Attraverso lo scivolone del fantoccio di turno ed il polverone che ne segue , i media veicolano un messaggio ben diverso da quello del volantino:  “Da ieri, cari italiani, la riproduzione casalinga è diventata vecchia. E’ diventata un dovere imposto dal governo,  un piacere da fare alla ministra, forse addirittura un castigo,  come pagare le tasse. Solo una politica vecchia e lontana dalle esigenze popolari puo’ difenderla. La verità è che avere figli oggi,  in Italia  (o anche solo provare ad averne)  è una esperienza drammatica e mortificante,  nella quale non sarete sostenuti in alcun modo (seguono testimonianze). Riprodursi è un anacronistico atto di sottomissione, significa mettere i vostri corpi al servizio della nazione”.

Si noti il modo grossolano in cui la pubblicità del fertility day  fa coincidere la riproduzione con l’obbedienza.  Ormai molte persone ben informate conoscono i meccanismi di manipolazione mediatica per i quali il modo migliore per esercitare una profonda,  duratura influenza su una popolazione è orchestrare un movimento di (falsa) dissidenza .  Un chiaro esempio di questo principio all’opera sono le  cosiddette “rivoluzioni colorate cui abbiamo assistito negli ultimi decenni in molti paesi non allineati , ma le stesse strategie vengono messe in opera per manipolare l’opinione pubblica sulle questioni piu’ svariate.

Oggi, nel mondo,  le peggiori istanze repressive vengono portate avanti non solo con il consenso popolare, ma proprio per mezzo di esso. Se un popolo è disposto a lottare per i suoi “diritti”, piuttosto che contrastare questo slancio con la forza, si sceglie di influenzarne abilmente le opinioni. Attraverso un capillare lavoro mediatico e culturale si giunge al rovesciamento della percezione dei diritti e dei doveri. In questo modo ciascun individuo lotta inconsapevolmente contro il suo stesso interesse.

Se oggi fare figli diventa un dovere, chi mai vorrà piu’ rivendicarlo come un diritto?

Questa manipolazione è subdola. L’unico mezzo per difendersene è essere accorti, evitare di reagire istintivamente alle provocazioni e ragionare sui fatti.   Il governo italiano non ha alcun bisogno di incoraggiare la popolazione autoctona  a procreare.  Di fatto,  è vero il contrario.  Da anni le politiche sociali in tal senso sono scoraggianti,  e le operazioni culturali volte a screditare la riproduzione lo sono ancora di più.  La previdenza sociale si sposta rapidamente verso il privato. La disoccupazione è alle stelle. Il welfare mostra segni di un imminente cedimento sotto al peso di una immigrazione sapientemente incontrollata.  Tutto intorno a noi ci dice che il governo italiano non ha bisogno di piccoli balilla.  Il resto è propaganda.

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