a ciascuno il suo

Il bambino di due anni attraversa una fase del tutto fisiologica in cui rifiuta di condividere i suoi giocattoli; o meglio, non afferra affatto che cosa sia la condivisione, e la vive come una minaccia alla sua identità. 

Nonostante i piu’ eminenti psicologi li rassicurino sulla normalità della fase, i genitori la vivono spesso con un certo imbarazzo. 
Pubblicamente si danno da fare per mitigare l’intensità delle espressioni egoistiche del figlio, che ad un orecchio adulto ed “educato” suonano senza dubbio un po’ villane.

Eppure questi stessi genitori, pochi anni dopo, sono ancor più pronti a stroncare sul nascere gli slanci di generosità, che sono tipici del bambino di cinque-sei anni.
A questa età non è raro, infatti, che il bambino presti o regali le sue cose con una certa disinvoltura.

La prodigalità a volte infastidisce i genitori del generoso, che tentano di difendere la proprietà privata del figlioletto ( considerandola evidentemente un’ estensione della propria).
Ma i piu’ imbarazzati sono spesso proprio i genitori del fortunato destinatario di prestiti e doni. Questi precipitano in un’agitazione assolutamente sproporzionata alla questione, esigendo la restituzione immediata del regalo, per inezia che sia, con esiti purtroppo mortificanti per tutti.

Il messaggio che i bambini recepiscono è che se regalare (Natale e compleanni esclusi, si capisce) è cosa sconveniente, accettare un regalo è addirittura scandaloso, ed espone alla vergogna della restituzione.

Ma regalare è un gesto sano.
 Donare qualcosa di proprio insegna il distacco dalle cose; e questa preziosa lezione non si impara quando si acquista un regalo nei negozi.
Il momento del dono è potenzialmente costruttivo per il bambino, puo’ farlo crescere in consapevolezza di sè, farlo inorgoglire della sua volontà di rendere felice un altro attraverso un piccolo gesto…. Insomma, è tutt’altro che un atto sconcio!

In generale, mi da sempre fastidio che i grandi si intromettano nelle questioni dei loro figli. Non solo quando tentano, generalmente con scarsi o pessimi risultati,  di dirimere salomonicamente le loro liti (cosa che secondo me andrebbe fatta solo in casi estremi), ma anche e soprattutto quando pretendono di dirigere le loro relazioni spontanee ed i loro slanci affettivi.

Sarebbe meglio che i bambini fossero lasciati liberi di sperimentare in quale misura e con quali modalità spartire le proprie cose con gli altri
, magari facendo anche qualche esperienza deludente, anzichè imparare precocemente a difendere , nella teoria e nella pratica, la proprietà privata.
Che, detto per inciso, mi sembra già sufficientemente tutelata.

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