le mani e le tasche

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Natale è appena passato, ed i regali sono stati comprati ed aperti. Quest’anno (complice il “governo tecnico”) si è sentita nell’aria la necessità non solo economica, ma anche filosofica e/o, forse, spirituale di ridimensionare lo spreco che per molti anni ha caratterizzato una festa umile nelle sue origini , benchè profondamente ricca nel suo significato.  Su blog e social network non sono mancati spunti ed idee per regali fatti in casa, decorazioni fai da te,  e ricette per un cenone parco ma felice. Al Natale senza acquisti è stato  persino dedicato un intero sito-trend: Buy Nothing For Christmas

In linea con la tematica stagionale del dono mi piace invece offrirvi questo pensiero di T.W.Adorno che ho trovato, completo, sulla rete: perchè la riflessione e l’autocritica necessaria non si accontentino della riduzione della spreco, ma abbraccino invece in una luce di redenzione anche le relazioni umane che dall’era del consumo sono state storpiate e corrose: avere le tasche vuote non ci impedisce di avere le mani, ed il cuore, pieni.

Non si accettano cambi.  Gli uomini disapprendono l’arte del dono. C’è qualcosa di assurdo e di incredibile nella violazione del principio di scambio; spesso anche i bambini squadrano diffidenti il donatore, come se il regalo non fosse che un trucco per vendere loro spazzole o sapone. In compenso si esercita la charity, la beneficenza amministrata, che tampona programmaticamente le ferite visibili della società. Nel suo esercizio organizzato l’impulso umano non ha più il minimo posto: anzi la donazione è necessariamente congiunta all’umiliazione, attraverso la distribuzione, il calcolo esatto dei bisogni, in cui il beneficato viene trattato come un oggetto.  Anche il dono privato è sceso al livello di una funzione sociale, a cui si destina una certa somma del proprio bilancio, e che si adempie di mala voglia, con una scettica valutazione dell’altro e con la minor fatica possibile. La vera felicità del dono è tutta nell’immaginazione della felicità del destinatario: e ciò significa scegliere, impiegare tempo, uscire dai propri binari, pensare l’altro come un soggetto: il contrario della smemoratezza. Di tutto ciò quasi nessuno è più capace. Nel migliore dei casi uno regala ciò che desidererebbe per sè, ma di qualità leggermente inferiore. La decadenza del dono si esprime nella penosa invenzione degli articoli da regalo, che presuppongono già che non si sappia che cosa regalare, perchè, in realtà, non si ha nessuna voglia di farlo. Queste merci sono irrelate come i loro acquirenti: fondi di magazzino fin dal primo giorno. Lo stesso vale per la riserva  della sostituzione, che praticamente significa: ecco qui il tuo regalo, fanne quello che vuoi; se non ti va, per me è lo stesso; prenditi qualcosa in cambio. Rispetto all’imbarazzo dei soliti regali, questa pura fungibilità è ancora relativamente più umana, in quanto almeno consente all’altro di regalarsi quello che vuole: dove però siamo agli antipodi del dono. Di fronte alla grande massa dei beni accessibili anche al povero, la decadenza del dono potrebbe lasciarci indifferenti, e le considerazioni in proposito sembrare sentimentali. Ma anche se, nell’abbondanza, il dono fosse diventato superfluo – e questo non è vero, sul piano privato come sul piano sociale, perchè non c’è nessuno, oggi, per cui la fantasia non potrebbe scoprire proprio quell’oggetto che è destinato a fare la sua felicità -, continuerebbero a soffrire della mancanza del dono quelli che non donano più. Deperiscono in loro quelle facoltà insostituibili che non possono fiorire nella cellula isolata della pura interiorità, ma solo nel contatto col calore delle cose. Un gelo afferra tutto ciò che essi fanno, la parola gentile che resta non detta, l’attenzione che non viene praticata. Questo gelo si ripercuote, da ultimo, su coloro da cui emana. Ogni rapporto non deformato, e forse l’elemento conciliante nella stessa vita organica, è un dono. Colui in cui la logica della coerenza paralizza queste facoltà, si trasforma in cosa e congela.

Da “Minima Moralia”, T.W. Adorno 1951
In attesa dell’Epifania, Festa del Dono per eccellenza nonchè data ultima di scadenzadel nostro GiveawayFelice Anno a tutti!

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