la voce del padrone

crybaby

Ehm….

Da un po’ di tempo a questa parte, sono carente su qualsiasi fronte, o quasi. Il mio frigo è sempre semivuoto, la mia mailbox sempre piena; i miei “hot spots” traboccano di disordine ed il pavimento dell’ingresso , dove i bambini giocano “liberamente“, non si puo’ vedere.

Il pianto del neonato è sinonimo di emergenza, ed io non riesco a concentrarmi su niente fino a quando non l’ho placato. Devo interrompere cio’ che ho iniziato: non importa che io stia tritando la cipolla per un risotto-last-minute alle otto di sera, che io stia ultimando di cucire un “ordine urgente” la cui spedizione è prevista per il giorno successivo, che io stia stendendo il bucato nell’unica giornata di sole prevista nell’arco di quindici giorni, nè che, benchè siano le due di notte, io non sia  ancora  riuscita a lavarmi i denti.  Raggiungere il neonato e occuparmi di lui è l’assoluta priorità che il mio istinto primordiale stabilisce.

E a poco serve che la mia mente razionale s’impunti, quando si tratta di lasciare a metà un lavoro per l’ ennesima volta.  Se provo a farmi violenza, se oso tardare di qualche secondo, ci sono i miei familiari ad inseguirmi, a sollecitarmi:

“Piange, mamma! Non vorrai farlo piangere…! ” mi redarguisce mia figlia, caratterialmente non troppo incline ad ascoltare i bisogni altrui, ma molto empatica in questo caso.

“Il bebè non sembra molto contento, mamma”, dice il mio quasi-quattrenne in tono allarmato, per poi tapparsi le orecchie se il volume sale, piagnucolando: “Non mi piace questo rumore!”

“Vuole il latte! Dai, poverino! ”  Incalza mio marito… E’ d’altronde un vero e proprio topos cinematografico quello dell’uomo terrorizzato da un neonato urlante, che si guarda intorno allarmato in preda all’angoscia. Oh, NO! E adesso cosa faccio?

Sono certa che il pianto del neonato attivi una specifica attività cerebrale, una risposta biochimica che di razionale non ha nulla: è istinto puro. Presto, corri! La conservazione della specie è nelle tue mani.  Le mie gambe si muovono da sole, corro al mio dovere di nutrice ,  consolatrice ed addetta alle varie manutenzioni. Il resto puo’ attendere, malgrado le migliori intenzioni, e i mille dispiaceri.

Non solo figlio della iper-civilizzazione e del razionalismo, quindi, ma profondamente innaturale,  addirittura delirante : il metodo Estivill, al di là della sua eventuale barbarie,  è veramente impraticabile per i piu’.  La quantità di violenza che un essere umano deve esercitare su di sè per resistere al pianto del neonato è enorme. “Lasciar piangere” è molto difficile,  richiede una repressione fortissima del proprio stesso bisogno di rispondere, prima ancora che dei  bisogni del neonato.

Ma al di là delle conclusioni di carattere teorico e generale, il nocciolo di questo post è comunicare  che il mio lavoro, ultimamente, è davvero piu’ difficile del previsto.Il mio terzo bambino ha il sonno molto leggero.   Sembra aver deciso ( forse con l’intento di aiutarmi a promuovere il babywearing ? ) che io sia il luogo piu’ comodo in cui dormire; e questo non mi aiuta nel mio lavoro di massaia (nel quale peraltro non ho mai brillato), nè quando si tratta di sedermi alla macchina da cucire…ma neppure quando devo semplicemente consumare un frugalissimo pasto.

Non dormiresti piu’  tranquillo nella tua culla? Questo ipotetica, muta domanda attraversa la mia mente molte volte al giorno, mentre tento, sospirando,  di rimuovere le briciole di pane e i ritagli di stoffa dalle pieghe del collo del mio piccolino . Ma la risposta implicita nel suo faccino soddisfatto è evidentemente : No.

Che altro dire? Non posso che invitarvi ad aspettarmi senza contare ore e giorni.  Prendo molto sul serio il mio lavoro, e non accetto compromessi sulla cura delle mie confezioni; il tempo speso ripaga. Abbiate pazienza, che è la virtù dei forti, ed avrete il meglio (non solo da parte mia ).

crybabyHo sempre avuto cara la mia libertà, ma in questo momento è piu’ forte di me.

…Ascolto soprattutto la voce del padrone.

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