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abra-cadabra

L’Italia stringe i denti e si prepara alla medicina amara ma necessaria, amministrata da un trasparentissimo Mario Monti, di cui pare che almeno il 50% del popolo italiano, (forse ignaro dei possibili conflitti di interesse del personaggio), si fidi molto.

Mentre la manovra, ancora segreta al pubblico italiano, viene acclamata a Bruxelles, si rumoreggia di pesanti incrementi dell’IVA e dell’ICI…

Ma se il bilancio del Paese è negativo,il problema è davvero l’evasione fiscale?  E quanti di noi sanno dove vanno a finire le tasse che i cittadini virtuosi pagano con pesanti sacrifici?

E’ fondamentale che quanti piu’ cittadini possibile siano a conoscenza dell”enorme truffa rappresentata dal signoraggio bancario. Conoscere i fatti ci aiuta ad essere costruttivi e solidali; e anzichè vedere negli altri, nostri pari, un “nemico”, unirsi in un obiettivo umano e comune.

Ecco un articolo che accenna  al problema ed ecco una trattazione esaustiva per chi vuole comprenderlo bene in tutte le sue implicazioni.

Buona lettura! Se riuscite a non arrabbiarvi di cio’ che leggerete, avete tutta la mia ammirazione.

un buon inizio

Chi ha un bambino che frequenta l’ultimo anno di asilo si trova alle prese, in questo periodo dell’anno, con la scelta della scuola elementare ( o primaria, come si dice oggi).

Fra “open days” ,  pratiche burocratiche e considerazioni meramente logistiche (la scuola piu’ vicina, o quella con orari piu’  per noi comodi ) è importante non perdere di vista quella che è l’esigenza reale dei nostri figli: di apprendere non solo con profitto, ma con gratificazione e possibilmente con gioia, in un ambiente calmo e sereno.

La prima elementare, essendo un anno di transizione, è un momento delicato che costituisce l’ imprinting scolastico del bambino per gli anni a venire. Per questo motivo la scelta della scuola è veramente importante. Molto spesso le maestre, oppresse da classi troppo numerose, da situazioni problematiche e dai pressanti programmi ministeriali, dedicano poco spazio all’accoglienza dei bambini ed al livellamento delle loro competenze prescolastiche prima di partire con l’alfabetizzazione vera e propria.

Ecco quindi che fin dai primi giorni si evidenziano bambini piu’ maturi e competenti e bambini che rimangono indietro, che sono disordinati o indisciplinati, che non reggono l’impatto improvviso con la struttura. E’ quello che è accaduto, un anno fa, alla mia bambina,  vittima della mia convinzione che la maestra avrebbe provveduto, con pazienza, ad insegnarle a stare seduta per cinque ore filate, a rispettare i margini del quaderno, a “lavorare” nel senso piu’ pieno del termine.

L’ideale sarebbe, ed alla fine è stato (attraverso una migrazione di metà anno scolastico), un approccio dolce come il metodo Montessori, che segue il bambino come individuo, rispettandone i tempi e le inclinazioni. In queste scuole si dedica ancora molto tempo ad attività che incuriosiscono ed interessano il bambino,  viene posto l’accento sull’importanza del lavoro fatto con calma e con cura, e la matematica viene insegnata attraverso la manipolazione di appositi materiali.

Se ci si deve accontentare di una scuola qualsiasi, è saggio preparare il proprio bambino nel corso di tutto l’ultimo anno di asilo, affinchè acquisisca le competenze di base  (i cosiddetti “prerequisiti”) che una volta trovavano posto nel programma di prima elementare e che adesso sembrano invece essere date per scontate.  Un ottimo strumento sono le classiche cornicette a quadretti. Sono facili, danno soddisfazione ed avvicinano i piccoli alla matita e al quaderno, favorendone la concentrazione.  .Nelle scuole un tempo avevano molto spazio, ma ora non piu’; sono spesso considerate un lavoro “premio” per chi finisce prima di copiare alla lavagna, e non viene riconosciuto il loro ottimo potenziale di allenamento della motricità fine, della pazienza, dell’attenzione…competenze da coltivare proprio in quei bimbi che rimangono indietro.

Un’ultima nota un po’ amara…La scuola potrebbe e dovrebbe essere diversa e migliore, e se non lo è, la colpa non è di questo o di quel ministro, ma di una generale sciatteria che investe purtroppo molti settori della società. L’istruzione finalizzata alla preparazione di persone “produttive” viene svuotata della sua poesia e del suo contenuto piu’ umano. Ecco allora che in classe si apprende frettolosamente, in un clima di individualismo, prepotenza e competizione.

Per questo dovremmo all’occorrenza saper sacrificare le nostre esigenze alla scelta di una scuola migliore per i nostri figli, e naturalmente sentirci responsabili di cio’ che umanamente insegniamo loro fra le mura di casa.

 

 

tempesta di sabbia

La perseveranza e la tenacia della resistenza popolare all’occupazione della NATO e delle forze “ribelli” gettano molte ombre sulla versione ufficiale mediatica della questione libica.

Alcuni giornalisti indipendenti (fra cui anche Mahdi NazemroayaLizzie Phelan,  ed il francese Thierry Meyssan) hanno rischiato la vita per raccontare una versione dei fatti molto , molto diversa da quella che conosciamo. Da queste fonti ci arriva la storia di un paese sereno e pacifico, divenuto ( proprio sotto la guida del “cattivo di turno” Gheddafi) il piu’ ricco dell’Africa, destabilizzato da “ribelli” mercenari provenienti da altri paesi e dediti a stupri, violenze, saccheggi; una storia torbida di notizie fabbricate ad arte con allestimenti cinematografici in Qatar .

Leggi qui dieci elementi che collegano la “ribellione” libica direttamente con la CIA.

Perchè tante bugie (vedi il video)? Prima, per dare in pasto al pubblico occidentale il pretesto di intervenire contro Gheddafi, presunto fautore di una sanguinosa repressione contro la sua stessa gente; poi, per impaurire il popolo libico, far credere loro che i ribelli fossero alle porte, che la resistenza fosse inutile… corroborando al tempo stesso i telespettatori occidentali con immagini di folle festanti, finalmente “liberate” dalle forze NATO.

Nella realtà, nessuno (o quasi) ha festeggiato in Libia. Nell’immagine qui sopra vedete la città di Sirte, rasa al suolo da bombardamenti umanitari.

Per otto mesi la Libia si è dimostrata tutt’altro che ansiosa di liberarsi e di deporre Gheddafi. E’ stato il popolo in armi a difendere le  proprie città, armi fornitegli dallo stesso leader Gheddafi che non temeva defezioni da parte della sua gente.

Per chi vuole vedere piu’ in là del proprio naso, con questa guerra l’Occidente e la NATO perdono la loro ultima,  già da tempo vizza ,foglia di fico, mettendo a nudo la propria violenta pulsione imperialista.

La Libia è un boccone ghiotto che fa gola a tanti; e l’Italia, che in questa guerra ha avuto solo da perdere, ancora un volta gioca il ruolo del lacchè. Ma lo fa sporcandosi le mani di sangue innocente; e lo fa anche con i soldi che non spende in aree verdi ed in servizi per i nostri figli, anche con i soldi con cui non paga pensioni a chi le merita, abbandonando chi è nel bisogno.

L’Italia spende – ci preme ricordarlo – 50000 € al minuto in spese militari. Fra Welfare e Warfare, la scelta è stata fatta.

Quale mezzo abbiamo noi cittadini per opporci a  questo stato di cose ? Dove sarebbe la nostra “superiore democrazia”?

E ancora,  quale sarà il prossimo paese a meritare una spedizione punitiva? Possiamo chiudere gli occhi di fronte a questi eventi?

Cio’ che accade nel mondo merita la nostra attenzione. Sosteniamo il popolo libico affinchè sia fatta luce su quanto è accaduto e sia detta la verità sulla guerra che ha distrutto le loro vite agiate e tranquille.

MATHABA — Changing the world — Media Active THelp All Become Aware è un’agenzia di stampa indipendente  che si adopera per un  vero  cambiamento mondiale.

 

 

 

Con Usura

Un link molto interessante ci informa delle manifestazioni contro l’ente di riscossione Equitalia, che in questi giorni vedono protagonisti tanti italiani

La società di recupero crediti (già oggetto di proteste in primavera), non si distingue solo per la sua avida implacabilità. A quanto pare all’interno di Equitalia molti dipendenti, non paghi del loro già sporco lavoro, approfittavano della loro posizione per arricchirsi alle spalle dei connazionali in difficoltà.

Il fatto si commenta da solo e i manifestanti hanno la nostra solidarietà.  Tuttavia propongo un momento di riflessione, ispirato dalla seguente poesia di Ezra Pound.

Ezra Pound – Canto LXV qui in video, letto dal poeta in lingua originale

Contro l'Usura
Con Usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia
per istoriarne la facciata
Con usura
non v'è chiesa con affreschi di paradiso
harpes et luz
e l'Annunciazione dell'Angelo
con le aureole sbalzate
Con usura
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte
in casa, ma per vendere, e vendere
presto e con profitto: peccato contro natura.
Il tuo pane sarà straccio vieto
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro.
Usura appesantisce il tratto,
falsa i confini.  Con usura
nessuno trova residenza amena.
Si priva lo scalpellino della pietra,
il tessitore del telaio.

CON USURA
la lana non giunge al mercato
e le pecore non rendono.
Peggio della peste è l'usura, spunta
l'ago in mano alle fanciulle
e confonde chi fila. Pietro Lombardo
non si fé con usura
Duccio non si fé con usura
né Pier della Francesca o Zuan Bellini
né fu la "Calunnia" dipinta con usura.
L'Angelico non si fé con usura, né Ambrogio de Praedis,
Nessuna chiesa di pietra viva firmata: Adamo me fecit.
Con usura non sorsero
Saint Trophime e Saint Hilaire.
Usura arrugginisce il cesello
arrugginisce arte e artigiano
tarla la tela nel telaio, non lascia tempo
per apprendere l'arte d'intessere oro nell'ordito;
l'azzurro s'incancrena con usura; non si ricama
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
Usura soffoca il figlio nel ventre
arresta il giovane amante,
cede il letto a vecchi decrepiti,
si frappone tra i giovani sposi,

CONTRO NATURA
Ad Eleusi han portato puttane
Carogne crapulano
ospiti d'usura.


 

Figlie delle nostre nonne

 

Uno studio affascinante punta il dito sull’impatto che le nostre scelte di madri hanno sul futuro delle nostre figlie, in particolare sulla loro possibilità di darci, un giorno, un nipotino sano.

Parlo proprio di figlie, e non di figli in generale. Infatti, come tutti sappiamo, la spermatogenesi è un processo in rinnovamento continuo. Gli ovuli femminili, invece, si formano molto presto; benchè ancora immaturi, sono pronti nelle ovaie di una bambina addirittura fin dal quinto mese di gestazione.

E’ affascinante pensare che ognuna di noi sia nata con tanti ovociti già schierati, sull’attenti, in paziente attesa del miracolo che porterà alcuni di loro fino alla luce del mondo.

Che questo pensiero, cosi’ dolce, non sia avvelenato dall’amarezza!

Come brevemente si accenna in questo link, un esperimento recente ha dimostrato come le tossine ambientali assunte in gravidanza da un topo femmina influenzino negativamente la salute riproduttiva non solo delle sue figlie, ma anche delle sue nipoti, determinando una cattiva qualità del suo materiale genetico.

Ovvero: cio’ che facciamo e che mangiamo noi mamme, quando aspettiamo una figlia femmina, è di cruciale importanza; per lei, e per i suoi bambini futuri. La salute delle nostre bambine, e di quelle che loro avranno un giorno, dipende da noi.

Allo stesso modo, la nostra fertilità è un regalo delle nostre nonne materne… Che mangiavano e vivevano in un mondo piu’ pulito e meno irto di pericoli del nostro.

Per questo, quando si è incinte, nessuna alzata di spalle è lecita. E ogni precauzione merita di essere presa.

Mi rendo conto dell’enormità di queste asserzioni, ma credo veramente che sia giunto il momento di prendere coscienza della concretezza del problema: nel mondo industrializzato una coppia su tre non riesce a concepire naturalmente!

Chi non l’avesse ancora fatto puo’ leggere questa utile pagina.

La considero la piu’ importante del sito, e leggerla significa regalare a sè ed ai propri figli qualcosa di molto piu’ utile ed importante che una fascia Gradipo.

Inoltre, benchè scriverla abbia richiesto molte ore di lavoro, è gratis. Agire sulla base delle nozioni in essa illustrate, invece, costa impegno e fatica, ma sono energie ben spese, a tutela del mondo che verrà.

 

come liberarsi di un sacco di problemi

Si avvicina di nuovo il lieto giorno in cui, puntuali come ogni anno, orde di regali piu’ o meno desiderati invadono le nostre case.

Risolto il caos delle carte stropicciate, dei nastri e delle coccarde ( che i più virtuosi, e taccagni, conservano e riciclano), rimangono i doni: sempre troppi, nonostante i ripetuti inviti alla sobrietà rivolti a parenti e ad amici, tanto ansiosi di dare una forma materiale al loro amore per noi e, soprattutto, per i nostri bimbi.

Che fare? Da qualche anno noi giochiamo d’anticipo. Un grosso e affettuoso sacco accoglie maternamente, già da metà novembre, tutti i giocattoli poco amati e poco usati che vagano per casa nostra. La casa si prepara cosi’ ad accogliere l’ondata di nuovi arrivi.

Il sacco puo’ essere smaltito in modi innumerevoli
, la fantasia ne suggerisce a decine. Possono essere dati in beneficenza, regalati ad un asilo, destinati alle case in montagna o al mare ( spesso un po’ spoglie sotto questo profilo), conservati per un mercatino del baratto da organizzare con qualche altra famiglia oppressa dalle merci e/o ostile allo spreco.

Possono anche essere semplicemente e poeticamente abbandonati in giro per la città, muniti di un etichetta con su scritto “cerco casa“, nell’ attesa ( garantisco, breve) di una manina grassa ed affettuosa pronta ad adottarli.

Se i bambini sono restii a partecipare, perchè troppo legati alle loro cose, il sacco puo’ essere gestito da mamma e/o papà in modo un po’ sotterraneo, ed i giocattoli possono essere custoditi nel “dimenticatoio”, in un luogo inaccessibile ( a casa nostra si dice “in cima in cima”, ovvero sull’armadio), pronti a fare la loro ricomparsa in caso di successivi reclami o melodrammatici attacchi di nostalgia .
In seguito, per riscuotere qualcosa dal “sacco”, un altro oggetto potrà essere temporaneamente sacrificato dai bimbi, in modo da mantenere il livello del caos in casa sempre ad un livello accettabile.

E poi i bimbi dimenticano in fretta! Un giocattolo dell’anno scorso puo’ essere una quasi-novità o comunque una dolce riscoperta, da assaporare magari in un momento difficile, e questo è un motivo in piu’ per fare un uso sapiente del dimenticatoio, non solo sotto le feste.


Sparlare dei vizi pubblici e privati del signor B è diventata una consuetudine talmente omologante da suscitarmi una nausea terribile. 

La barzelletta e la battuta sul signor B rappresentano un lasciapassare eccellente ovunque à gauche, e nessuno sembra stufarsi di questo gioco, nonostante duri ormai da quasi quindici anni.

Ma la sua esistenza politica, che molti riconoscono come la causa prima di ogni barbarie nel Paese, non è, di fatto, che un semplice sintomo dello stato di cose.
Non credo che il suo operato meriti tanta apprensione e tanto interesse da parte di chi non lo ha votato. E non voto piu’, ormai da molti anni, qualcuno la cui unica, presunta virtù è quella di non chiamarsi signor B. 
Preferisco restare a casa.

Iinoltre, la presenza del signor B. a capo del governo è espressione di una indiscutibile volontà popolare, che per quanto sia non condivisibile, è comunque legittima. Liquidare il voto popolare sostenendo che si tratta di un nutrito branco di deficienti mi sembra presuntuoso.
Soprattutto alla luce della palese mancanza di nervo da parte dei suoi avversari, che il signor B mette al tappeto prima di tutto in virtù del suo osceno, fiero candore nell’essere se stesso.

Alla non-cultura del signor B, l’opposizione reagisce con una patetica “indignazione” (parola ormai demodé ), ed un humour oramai molto, molto trito. E dai salotti alle osterie, a sinistra non emerge per davvero un solo pensiero degno di nota: non si parla che del signor B.

Non si parla di ecologia. Non si parla di pedagogia. Non si parla di alimentazione. Non si parla di educazione ( e non si parla con educazione).
Si chiacchera, un po’ stancamente, di tutto e di niente; e l’unico fervore è lì: nel parlar male del signor B! Allora si accendono gli animi, brillano gli occhi.

Molti hanno fatto di sfotterlo e diffamarlo una vera professione, e vanno in tour nei teatri “giusti”. E il biglietto si paga!

Che ne sarebbe di loro… senza il signor B ?

Io credo che questi stomaci forti meritino di gustare il signor B in ogni salsa, per molti anni a venire.

a ciascuno il suo

Il bambino di due anni attraversa una fase del tutto fisiologica in cui rifiuta di condividere i suoi giocattoli; o meglio, non afferra affatto che cosa sia la condivisione, e la vive come una minaccia alla sua identità. 

Nonostante i piu’ eminenti psicologi li rassicurino sulla normalità della fase, i genitori la vivono spesso con un certo imbarazzo. 
Pubblicamente si danno da fare per mitigare l’intensità delle espressioni egoistiche del figlio, che ad un orecchio adulto ed “educato” suonano senza dubbio un po’ villane.

Eppure questi stessi genitori, pochi anni dopo, sono ancor più pronti a stroncare sul nascere gli slanci di generosità, che sono tipici del bambino di cinque-sei anni.
A questa età non è raro, infatti, che il bambino presti o regali le sue cose con una certa disinvoltura.

La prodigalità a volte infastidisce i genitori del generoso, che tentano di difendere la proprietà privata del figlioletto ( considerandola evidentemente un’ estensione della propria).
Ma i piu’ imbarazzati sono spesso proprio i genitori del fortunato destinatario di prestiti e doni. Questi precipitano in un’agitazione assolutamente sproporzionata alla questione, esigendo la restituzione immediata del regalo, per inezia che sia, con esiti purtroppo mortificanti per tutti.

Il messaggio che i bambini recepiscono è che se regalare (Natale e compleanni esclusi, si capisce) è cosa sconveniente, accettare un regalo è addirittura scandaloso, ed espone alla vergogna della restituzione.

Ma regalare è un gesto sano.
 Donare qualcosa di proprio insegna il distacco dalle cose; e questa preziosa lezione non si impara quando si acquista un regalo nei negozi.
Il momento del dono è potenzialmente costruttivo per il bambino, puo’ farlo crescere in consapevolezza di sè, farlo inorgoglire della sua volontà di rendere felice un altro attraverso un piccolo gesto…. Insomma, è tutt’altro che un atto sconcio!

In generale, mi da sempre fastidio che i grandi si intromettano nelle questioni dei loro figli. Non solo quando tentano, generalmente con scarsi o pessimi risultati,  di dirimere salomonicamente le loro liti (cosa che secondo me andrebbe fatta solo in casi estremi), ma anche e soprattutto quando pretendono di dirigere le loro relazioni spontanee ed i loro slanci affettivi.

Sarebbe meglio che i bambini fossero lasciati liberi di sperimentare in quale misura e con quali modalità spartire le proprie cose con gli altri
, magari facendo anche qualche esperienza deludente, anzichè imparare precocemente a difendere , nella teoria e nella pratica, la proprietà privata.
Che, detto per inciso, mi sembra già sufficientemente tutelata.

“questi sono i miei gioielli”

Così, secondo il famoso aneddoto , diceva Cornelia madre dei Gracchi, mostrando i suoi due figli ad una matrona romana che si era vantata con lei dei monili che indossava.

Un bambino oggi è uno status che poche donne vogliono farsi mancare. Ma il vero lusso non è procreare in sè, bensì avere il prezioso tempo da trascorrere con i propri bambini.

Lo sanno bene le mamme che, lavorando a tempo pieno, sono costrette a lasciare i loro piccini in custodia  ai nonni, ai nidi o alle babysitter, e che diventano il target di gioielli come questi. Gli stilizzati bambini-feticcio realizzati in diversi metalli preziosi e in diverse misure ( vale a dire, per tutte le tasche) consentono di non privarsi del tutto dell’orgoglio e della soddisfazione di essere madre: in ufficio, sul tram, in coda al supermercato, alle migliaia di altrimenti ignari osservatori, questi gioielli sono la prova della piu’ antica fra le tante “competenze” femminili : quella riproduttiva.

Un magro premio di consolazione!

La donna contemporanea porta in giro questi gioielli e silenziosamente dichiara ( non senza malinconia, o almeno cosi’ mi piace pensare): “Questi sono i miei figli.

vengo anch'io!

La presenza dei padri in sala parto è ormai una consuetudine, è quasi un must del politicamente corretto. Eppure, non è detto che sia la soluzione migliore. Certamente ci sono molti tipi di coppia, e molte diverse situazioni che rendono piu’ o meno opportuna questa decisione . Ma è bene tenere a mente che non si tratta di una scelta obbligata, nè dell’unica possibile, anche se in questo particolare momento storico essa sembra essere universalmente considerata la piu’ “giusta” .

Ho trovato interessante in merito questo articolo di Michel Odent, medico chirurgo, autorevole voce a favore del parto attivo e naturale .

Secondo l’esperienza di Odent, che gestì una casa del parto naturale a Pithiviers, in Francia, per 23 anni (dal 1962 al 1985) , la presenza dell’uomo in sala parto puo’ essere un fattore destabilizzante, ritardare il naturale succedersi degli eventi, aumentare le preoccupazioni della donna, e persino condurre, dopo la nascita, a problemi sessuali e di coppia.

La risposta biochimica all’evento del parto comprende spesso, per l’uomo, un picco di adrenalina 
che accentua la risposta razionale. Questo atteggiamento puo’ contagiare ed influenzare negativamente la risposta ormonale della donna, che farebbe piu’ fatica ad abbandonarsi ai suoi istinti naturali.

Essere testimoni della nascita potrebbe inoltre influenzare negativamente la ripresa della vita sessuale dopo la nascita del bambino.

Odent formula anche l’ipotesi di una “depressione postpartum” maschile, ricordandoci che in molte culture esistono rituali per canalizzare le reazioni emozionali dell’uomo durante e dopo il parto. Secondo Odent, nella maggioranza dei casi l’uomo sarebbe provato psicologicamente dall’esperienza della nascita assai piu’ della sua compagna.

L’argomento è controverso, ed è >discusso nei dettagli qui da vari “esperti” del settore.

Indipendentemente dalle esperienze positive di molte altre persone, è importante e confortante sapere che anche rifiutare la presenza del proprio marito o compagno in sala parto puo’ essere una scelta sensata e del tutto “normale”, anche se decisamente controcorrente .

Cinque anni fa fu proprio questa la mia scelta , presa all’ultimo minuto.
Durante l’attesa, mi sentivo certa che avrei voluto mio marito in sala parto. E invece, contraddicendo tutti i progetti fatti in gravidanza, lo spedii letteralmente a casa!
In quel momento temevo di perdere la mia preziosa concentrazione, di essere “distratta” dalla sua presenza.

Purtroppo non fui in grado di mandare a casa anche un po’ del personale medico, decisamente invadente e in sovrannumero… Ma questa è un’altra storia, e meriterebbe un capitolo a parte.