Minusvalore

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Quando un bene possiede un valore tanto grande da non essere quantificabile nè , quindi,  cedibile, diciamo colloquialmente che esso “non  ha prezzo”.

Percio’ quel mondo  che trova un prezzo ad ogni cosa – persino alle relazioni umane primarie –  è un mondo che non conosce alcun valore, ma soltanto valuta.

In esso il denaro diventa unico mezzo, unico fine, ed universale unità di misura.

E che fine fa il valore, quel misterioso qualcosa che inizialmente ha generato il desiderio e quindi la successiva  monetizzazione e lo scambio?  Per fare posto alla cessione, ovvero all’atto di privazione spontanea che un  individuo accetta di fare in cambio di un bene non già “specifico” bensì  “astratto, generico”, ovvero il denaro,  il valore è stato vilipeso .  Non per nulla la società che “perde i suoi valori” è proprio quella dove “tutto ha un prezzo”.

Tuttavia, venendo meno la percezione del valore, e poichè esso è sempre piu’ difficile da esperire (non per nulla vediamo il desiderio umano ambire capricciosamente  ad obiettivi sempre piu’ audaci! )  anche lo slancio all’accaparramento cala.  Per questo anche il consumo, proprio come un cenone troppo ricco, provoca la nausea.

Che il capitalismo si divori da solo è una certezza . Non ci resta che sperare di sopravvivergli…

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Veg per amore ( o per forza maggiore? )

La mia amica informatica Elda mi rimprovera con veemenza perchè  non aggiorno il blog da tempo. Elda: hai ragione. Perdono, perdono, perdono, il male l’ho fatto piu’ a me…!

Avendo appreso che l’OMS si appresta, dopo averci minacciosamente dissuasi dal consumo di carni rosse, a riempire i nostri piatti di insetti (e, ahimè, non solo! )  mi sento quasi in dovere di passarvi una ricetta suggeritami da Eber , titolare del Take Away vegano sotto casa mia.. Eber è un grande amante e conoscitore della cucina indiana, che ha avuto modo di imparare sul campo (e non su un libro di ricette esotiche).

dal

Il Dhal è appunto un piatto tipico della cucina indiana ed asiatica in generale, un piatto che incidentalmente è anche Vegano .  Noi non siamo Veg, anche se in questo momento sarebbe estremamente popolare esserlo  ( quando lo sono stata era una cosa stramba! Diamine…non ci azzecco mai ) .

Pur essendo lontani dagli estremismi, siamo sostenitori di un consumo molto parco ed assennato di  derivati animali.  Questo piatto è entrato nella rosa dei nostri favoriti per la sua semplicità di preparazione, il suo indice di sazietà (ottimo), la sua versatilità (è buono persino avanzato e freddo di frigo!) e non ultimo il suo delizioso sapore, personalizzabile a piacere con spezie e  verdure. In India ogni regione, ogni paese, ogni famiglia ha un po’ l sua ricetta per il Dhal, cosi come per noi non esistono due ragu’ preparati alla stessa maniera.

Per preparare il vostro Dhal potete utilizzare qualsiasi legume secco decorticato. I piu’ facili da reperire sono senz’altro le lenticchie rosse e i piselli da minestra, ma ho sentito favoleggiare anche di ceci spezzati e di fagioli mung o adzuki.

Galleria fotografica: come preparare il Dhal

masoor-dal-in-indiaNon mancate di provare questa ricetta che rivoluzionerà il vostro autunno: è un piatto caldo last minute! Usando le lenticchie decorticate è pronto in appena una ventina di minuti. se non amate le spezie esotiche potete provare a cucinare una versione nostrana, usando verdure e sapori classici come aglio, rosmarino, salvia, alloro etc.

Fra le verdure che abbiamo provato ad aggiungere nel cucinare il Dhal ci sono  peperoni, pomodori, zucca, biete o spinaci, carciofi. Ciascuna interpretazione ha il suo perchè ! Non mancate di raccontarmi come lo avete re-inventato.

Ritorno al Futuro (repost)

(Repost dal blog Gradipo, anno 2007)

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L’estate avanza, perche’ non spegnere il condizionatore ed accendere il desueto ma pur sempre efficace ventilatore?
Vantaggi: produce una bella arietta fresca consumando un po’ di elettricita’ ,e nulla piu’.

E il condizionatore?

inquina ( contiene freon)

causa dissesti climatici creando masse di calore enormi ( si veda questo post dell’anno scorso)

provoca intensi sbalzi di temperatura, con conseguenti mal di schiena, crampi, dolori intercostali.

i suoi filtri raccolgono batteri, virus, funghi e muffe tossiche re-immettendoli a ciclo continuo nell’aria ( vi siete mai chiesti come mai, dopo 20 minuti circa ai grandi magazzini/centri commerciali, soffrite di nausea o di vertigini ? semplice! non cambiano mai i filtri…ugh).

Troppo cheap…?  Non dimentichiamoci che l’umanita’ è andata avanti per millenni con anguria e ventaglio

( l’anguria e’ sempre valida ) watermelon

il terzo comodo

three-things-fingers-hand1Quando si parla di figli, secondo la mia amica Cristina , “tre è il minimo numero perfetto“.

(Del resto, lei ne ha sette.)

Non è facile spiegare che cosa cambi l’arrivo del terzo figlio nella famiglia del Mulino Bianco : Lui, Lei, bimbo e bimba ( in ordine variabile). Posso tutt’al piu’ cercare di raccontarvelo cosi’ come è stato per me, per noi.

Mia madre mi ripeteva , mentre aspettavo il secondo bambino: ” Con un figlio si diventa genitori, con due figli si è una famiglia”.  Insomma, il minimo numero perfetto  sembrava essere due.

Ma due  bambini sono facilmente rivali. L’altro è unico possibile alleato ed unico possibile nemico. Il rapporto è permeato da una grande ed irrisolvibile ambivalenza. La gelosia è una e puo’ arrivare ad sembrare insormontabile. Il piu’ grande non riesce a rinunciare al suo primato ed il piu’ piccolo non accetta i limiti della sua subalternità. Entrambi si sentono , e in qualche maniera risultano realmente, in difetto.

Il terzo bimbo sconvolge questo orizzonte aprendolo a nuove e infinite possibilità. Improvvisamente l’Altro è una dimensione piu’ varia. Il rivale non ha sempre lo stesso volto e c’è sempre una compagnia di  riserva quando le cose vanno storte.

Le ragioni e il torto vengono distribuiti in maniera piu’ rilassata ed  equanime: e’ piu’ facile accettare che  il gelato, la sbucciatura al parco, la sgridata, l’influenza, la promessa dimenticata,  il giorno di sciopero da scuola  capitino “oggi a me , domani a te,  dopodomani a lui “. E’ la vita: varia e meravigliosa, se la si prende con filosofia.

I ruoli sono piu’ effimeri. Difficilmente i rapporti si cristallizzano fra tre fratelli,  ed è minore il rischio di  essere ingabbiati dal proprio posto nella gerarchia familiare.  Veder accudire i piu’ piccoli non  suscita solo gelosie, ma anche tenerezza, senso di responsabilità e persino  rassicurazione, quando il fratello maggiore percepisce che quelle stesse cure sono state prima rivolte a lui.

La famiglia è costretta ad organizzarsi decentemente . I padri piu’ riottosi rientrano nei ranghi e si rimboccano le maniche  e aiiutano,  a occhio e croce  circa il 30% in piu’ . Non è piu’ permesso di lasciare indietro piatti da fare o lavatrici da stendere: ormai è semplice sopravvivenza, e uno sgarro puo’ degenerare in emergenza sanitaria. Alla sera , distrutti, ci si rivede volentieri. Tutti hanno qualcosa da raccontare ed il caos è ormai diventato fisiologico, percio’ si brontola meno.

Gli abiti vengono sfruttati fino al lumicino saltando da un bimbo all’altro. Il look vintage è assicurato senza passare da quella adorabile boutique in stile retro’. Ci passo lo stesso, per un saluto a Caterina !  Ma non le porto piu’ i miei biscotti fatti in casa: quando li sforno finiscono troppo in fretta, rubati da manine che di giorno in giorno si fanno piu’ agili e meno grassottelle.    Poverina….quando usciamo da li’ il negozio è sottosopra , e lei pare avere messo le dita nella presa dell’alta tensione.  E’ un’altra gioia del numero tre: creare scompiglio  nell’esistenza altrui con minimo sforzo.

Le vacanze sono un delirio. Ma , appunto, la cosa non sorprende piu’. In alcuni momenti (magari non quando si è appena perso il treno) ci si puo’ addirittura compiacere del proprio aspetto folcloristico ed indulgere in una foto di gruppo.

Bisogni primari. Andare al bagno è un diritto inalienabile. Se non avete due stanze da bagno, preparatevi a stare in coda o a sgomitare per le vostre esigenze di toilette e ad abituarvi a asciugamani sempre umidi, a spazzole intasate da capelli di bambola, ad orride visioni di pannolini lavabili abbandonati nel secchio per inseguire un marmocchio seminudo e  fuggitivo, e soprattutto allo scarico del lavandino Montessori  permanentemente ostruito da piccoli oggetti . ( Come? Non avete un lavandino Montessori, dite…? Sì, che l’avete: tutti gli italiani ne hanno uno in casa… )

Ripetizioni.  Molti perfetti estranei,  dopo aver contato i vostri figli ed avere appurato che risalgono a voi,  si sentiranno in dovere di darvi lezioni sul come nascono i bambini.  Un ripasso può sempre essere utile.  Grazie di cuore…!

 L’invasione delle cavallette. Il frigorifero  sorride per circa 36h dopo la spesa, prima di apparire di nuovo vuoto; il momento della preparazione del pasto è scandito da ululati di fame ed incursioni non autorizzate nella dispensa.

Lessico famigliare. I modi di dire, l’umorismo surreale,   le parole strambe, le consuetudini bizzarre avranno la meglio su di voi.  Anche se foste oggetto di spionaggio ed intercettazioni, nessuno potrebbe mai capire quello che si dice in casa vostra.

In buona sostanza, se con un figlio si diventa genitori, e con due famiglia, con tre si diventa un’orda.  Una tribu’. Un circo. Una squadra.  Un lazzaretto, quando passa il virus stagionale.Un carrozzone hippie. Un quadretto da cartolina…e molto, molto, molto altro.

Una cosa è certa, Cristina ha ragione : tre è davvero il (mio) (minimo) numero perfetto. Più oltre,  non so; se dovessi mai scoprirlo,  ve lo farò sapere.

l’equazione impossibile

less-is-more-300x300Recentemente ho comprato due (comunissimi) indumenti nuovi dopo 12 mesi in cui non avevo fatto un solo acquisto di abbigliamento.

Comprare è un gesto banale che però, se praticato con parsimonia,  acquista significato! Puo’ essere veramente una piccola e pulitissima gioia del cuore, e farci grati e contenti come bambini.

Troppo spesso predichiamo bene e razzoliamo male: condanniamo il consumismo nelle chiacchiere da salotto, ma non sappiamo ritornare, nella pratica, ad uno stile di vita sostenibile (che, secondo interessanti proiezioni, è quello degli anni ’50 prima del boom economico:  con la bottiglia vuoto a rendere, il dolce alla domenica e gli abiti – sartoriali,  robusti e durevoli – acquisti rari e dispendiosi)

Oggi anche per le le famiglie modeste non portare a casa merci ogni giorno è diventato difficile; eppure, davvero, “less is more” : la quantità ci deruba della qualità delle esperienze .

Questa iniziativa molto interessante  puo’ guidare i piu’ pigri attraverso una  esperienza di ragionevole privazione e restituirci al contatto genuino con pochi, rispettati oggetti.  Si tratta di una sfida: siamo capaci di tenere nel cassetto, e di indossare, soltanto sei capi di abbigliamento, per sei settimane?

Un piccolo esperimento come questo puo’ davvero insegnarci molto su noi stessi.

il salto nella luce

luce

Il tempo passa, e cresce la consapevolezza del problema ambientale. Sempre piu’ persone si rendono conto di trovarsi in una situazione in cui affidarsi al naturale corso delle cose non basta piu’ a tutelare la salute propria e dei familiari:  l’inquinamento è tanto , e tale,  che il vaso è ormai colmo, e non appare saggio scegliere con leggerezza, rischiando ogni volta di scomodare la proverbiale goccia.

Si fanno strada medicina alternativa, fitoterapia, cura scrupolosa per l’alimentazione, approcci olistici alla persona e agli ambienti di vita quotidiana. Questo è encomiabile , e vedere tanta buona volontà mi scalda il cuore.  Devo ammettere che l’onda riformatrice dei “sempre meno pochi”  è in linea con le mie migliori aspettative.

Frequentando i gruppi di genitori “illuminati”, però –  genitori che si impegnano in prima persona in strategie al contempo tradizionali ed innovative , dall’ EC alla dieta vegana , all’educazione montessoriana, i giocattoli educativi, e molto altro –  riscontro spesso un serpeggiante sentimento di sconforto.

Questo è comprensibile. Le informazioni “negative” sono moltissime; processarle , esserne il filtro e l’interprete, farsi carico della loro trasformazione in prassi quotidiana, ha un prezzo. Ne risulta spesso un sentimento di amarezza, di impotenza, di sfiducia nei confronti degli enti istituzionali , di misantropia, di disfattismo.

Il genitore informato troppo spesso è un genitore angosciato, spaventato, deluso.  Assorbe da ogni parte informazioni sconcertanti , e spesso persino contrastanti fra loro. E’ confuso e disorientato. E’ dispiaciuto, talvolta apertamente  rabbioso per non riuscire a fare di piu’ , e meglio, per “la salvezza” dei propri figli.

Questo stato mentale è comprensibile; eppure, è una trappola rischiosa. Si ha paura, e la paura irrigidisce. L’irrigidimento a sua volta  rende scricchiolanti e dolorosi tutti quei movimenti che nella quotidianità della vita familiare normalmente hanno una piacevole fluidità e costituiscono la natura piu’ profonda della cura e del calore che si vivono in un sano nido casalingo.

Pian piano l’attenzione meticolosa al dettaglio si trasforma in nevrosi o in ossessione, e finisce per avvelenare il nostro rapporto con le persone e con le cose.

Si ha quindi il caso della madre vegetariana che aggredisce la maestra perchè il bambino , durante il pasto , ha assaggiato la carne  dal piatto di un compagno; del padre che non permette al bambino di salutare la zia al cellulare per farle gli auguri di compleanno, neppure col vivavoce,  per evitare l’esposizione a EMF; dei genitori che insistono con rimedi della nonna in casi di notevole gravità.

In particolare l’attenzione al cibo sano sconfina nell’ortoressia, che è considerata alla stregua degli altri e piu’ noti disturbi alimentari: in alcuni casi l’osservanza religiosa della dieta sana non permette alla persona di mangiare fuori in compagnia, perchè in nessun ristorante esiste un cibo degno, per lei,  di essere mangiato.

In effetti , esaminando la situazione da un punto di vista del tutto oggettivo, non possiamo esimerci dall’ammettere che l’aria terrestre non è piu’ degna di essere inspirata,  perchè ovunque, anche nei luoghi piu’ impervi e dimenticati, essa contiene contaminanti dispersi dall’uomo . La questione è innegabilmente reale, ha una sua consistenza.

Tuttavia l‘informazione, se ha da essere fatta, deve avere lo scopo di migliorare le nostre vite, non di renderle un salto nel buio, in un inferno di proibizioni e di sensi di colpa. Una vita del genere non sostiene, non nutre, non rafforza i nostri figli. Otteniamo, nonostante le nostre eroiche fatiche , il risultato opposto a quello per cui crediamo di lottare.

Di pari passo all’acquisizione di nuove informazioni è necessario l’aggiustamento , nella pratica, delle attuali strategie. Ci occorre elasticità per crescere di pari passo ai nostri figli: dobbiamo continuamente cambiare, provare nuove strade, sperimentare nuove soluzioni, in ogni ambito. Bisogna essere pronti a rimettersi incessantemente  in gioco e a correggere il tiro, anche quando questo ci rende un po’ incoerenti agli occhi di un mondo cui  un po’ troppo spesso, sentendoci sotto ai riflettori,  raccontiamo le nostre scelte con toni veementi e un po’ apocalittici, che rendono bruciante una successiva ritirata.

Bisogna essere pronti ad accogliere le informazioni difficili, tradurle in pratica e farne i nostri “attrezzi di lavoro” . Ma occorre anche essere capaci di dimenticarle  non appena entriamo nella piu’ delicata sfera emotiva. Agire in modo sostenibile e costruttivo  ha infatti, come suo corrispettivo, sul piano interiore, il coltivare un amore spassionato per la realtà in tutte le sue declinazioni, anche in quelle meno felici;  un sentimento che ci permetta di curarla come una piantina un po’ patita, con calma e pazienza, senza arrabbiarci perchè non cresce, perchè ha poche foglie, perchè non è verde e rigogliosa come avevamo sperato.

I nostri figli non meritano soltanto l’alto contatto in fascia,  il giocattolo in legno, i granuli omeopatici, i biscotti fatti in casa senza glutine, la scuola libertaria o Montessori, i pannolini in stoffa, e tutte le altre cose belle ed utili che popolano il nostro mondo di “genitori consapevoli”. Essi meritano anche , e soprattutto, il nostro equilibrio e la nostra serenità. Meritano che noi trasmettiamo loro, attraverso scelte coscienziose, l’ amore per la vita, non il terrore di una cattiva morte.

La consapevolezza piu’ profonda e preziosa che possiamo trasmettere ai nostri bambini  si puo’ riassumere nel messaggio: ” Tu sei amato. La Terra è un bel posto in cui vivere”. Il resto del nostro lavoro , ed il tormento interiore che spesso ne deriva, è la nostra nemesi generazionale; ma non deve diventare il loro fardello. Dopo aver smantellato i vecchi idoli, dobbiamo portare fuori le macerie in silenzio, senza caricarle sulle loro giovani spalle.

Perciò  credo che sia fondamentale avere cura di sè e dei propri pensieri :  coltivarli come un giardino scegliendo le sementi giuste, sfoltendo le erbacce, riassettando i viali, potando gli alberi da frutto e creando spazi ordinati in cui sia possibile interagire con gli altri in serenità. Questo  equilibrio dell’anima non è la destinazione,  ma il punto di partenza per un mondo migliore, e merita quindi di essere il primo obiettivo da perseguire, il primo orizzonte a cui tendere noi , genitori e non solo,  in quanto uomini e donne di buona volontà.

bellezza antica (repost)

La Weston Price Foundation e’ un’associazione che si propone di diffondere le scoperte del dentista americano Weston Price a proposito della stretta relazione fra dieta e salute fisica.

pacific_islander_1Durante i suoi lunghi viaggi Price studio’ da vicino molte popolazioni primitive in svariati paesi del globo, riscontrando enormi differenze nelle loro diete, ma allo stesso tempo notando un’ottima salute fisica, specialmente per quanto riguarda la salute generale ( assenza di patologie degenerative), ma soprattutto dentale : denti perfettamente allineati ed assenza di carie dentaria, nonostante l’assenza di una corretta igiene orale.

Price attribui’ l’ottima salute dei primitivi all’ assenza di cibi raffinati nelle diete di questi individui, notando che ogniqualvolta la dieta primitiva veniva abbandonata in favore di una dieta da “civilizzati” ( ricca di zucchero raffinato, farine bianche e cibi confezionati ) improvvisamente facevano la loro comparsa denti storti, mancata eruzione dei denti del giudizio, e carie dentaria.

Secondo Price infatti la malnutrizione , specialmente nei primi anni di vita, provoca un’inadeguato sviluppo delle ossa facciali e del palato, producendo individui dai visi allungati nelle cui bocche non c’e’ abbastanza spazio per tutti i denti. Nel libro di Price, “Nutrition and Physical Degeneration” si osservano le belle immagini dei primitivi dalle dentature perfette e dai visi larghi e squadrati.

I popoli studiati da Price seguivano diete molto diverse fra loro, ma tutti consumavano cibi integri e molto ricchi di elementi nutritivi. Nessuna di queste diete ometteva completamente il consumo di alimenti di origine animale, ed in tutte abbondavano alimenti consumati crudi.

Il consumo eccessivo di zuccheri e di cereali, raffinati e/o preparati frettolosamente, e’ deleterio per la salute fisica.
Sulla corretta preparazione dei cerali ho trovato un articolo interessante in italiano qui . Per chi legge bene l’inglese Wise Traditions offre davvero moltissimi approfondimenti interessanti. Per leggere il libro di W.Price in versione integrale , e vedere alcune immagini come quella qui sopra, ecco il link

Questo articolo, postato originariamente sul vecchio Blog Anilina l’11 Maggio 2008, merita una rispolverata; sia perchè sempre di piu’ si parla dell’argomento ( ho recentemente incontrato questo link sulla mia bacheca di Facebook ), sia perchè adesso esiste un interessantissimo blog italiano dedicato alle “Tradizioni Nutrienti“, completo di ricette e di consigli utili per portare nel quotidiano queste interessanti scoperte.