La dichiarazione di Laura Boldrini sull’immagine di moglie e madre presentata dagli spot TV contiene certamente tutti gli ingredienti piu’ in voga del momento, incluso lo sdegno per l’arretratezza del nostro Paese in confronto all’ormai mitologico Nord Europa. Continue reading
Category Archives: Pensiero Autarchico
Un bambino in tasca
Guest Post di Cristina da “SonoTuttiMiei“
Avevo da poco partorito la mia quinta figlia. Cercavo sul web un supporto per portare che fosse più “fresco” della mia Tricot Slen (fascia lunga elastica, che avevo trovato ottima per il neonato, ma decisamente troppo calda per l’estate – e nemmeno adatta ad una bimba in crescita, o a sua sorella di due anni – ma questo allora non lo sapevo).
Senza nessuna conoscenza specifica, e senza nessuno con cui confrontarmi (avevo visto una mia vicina di casa portare la figlia, ma lei non aveva grande interesse per i vari supporti, aveva una Didymos lunga lunga che portava con molti nodi per accorciarla un po’), quando mi sono imbattuta in questa frase “un bambino in tasca”, mi sono incuriosita e fermata. Tra tutto quello che avevo trovato sul web, finalmente incontravo una mamma, una persona “vera”. Così mi sono azzardata a scriverle, raccontandole la nostra storia di famiglia numerosa, sperando magari di strapparle pure uno sconticino. È così che entrato il primo Gradipo in casa mia: da allora avrei imparato a conoscere anche la sua “mamma” Candida – Anilina – che ovviamente non solo mi ha fatto lo sconto, ma mi ha aiutata a scegliere modello e tessuto, ha “ascoltato” virtualmente i miei racconti delle prime esperienze con la sua pouch, e nel tempo è diventata, posso proprio dirlo, una delle mie più care amiche.
Da allora la famiglia è cresciuta ancora, sia quella biologica (a ottobre siamo stati benedetti con la nascita del sesto figlio), sia la famiglia delle fasce: i Gradipi sono diventati due, poi tre, è arrivato un mei-tai (la Tricot Slen prestata ad una amica ha fatto purtroppo una brutta fine), è arrivata in regalo da Candida una nuova fascia semi-elastica (in un incrocio virtuale e virtuoso di amicizia con Glores), poi due “rigide”, una ad anelli, che se ne è andata velocemente quasi quanto è arrivata (non fa proprio per me), e la nostra storia di “portatrice” e “portati” continua, con entusiasmo.
Nel tempo sono cresciute le informazioni, ho incontrato, almeno virtualmente, tante altre mamme che portano, ho letto blog, conosciuto mamme che producono, frequentato gruppi su Facebook e letto blog. Il mese scorso ho persino fatto lo “sforzo” di comprare il libro di Ester Weber “Portare i piccoli” (credevo erroneamente che fosse un testo utile solo a chi porta con la fascia lunga, invece la parte meno “tecnica” è proprio quella che mi ha attratta di più). Parole come “cross twill”, “double hammock”, “rucksack” sono diventate familiari, a me e alla mia famiglia che mi sente sproloquiare e soprattutto mi vede portare con gioia l’ultimo arrivato.
Posso dire che l’esperienza di mettere un figlio “in tasca”, pancia a pancia, sul fianco, sulla schiena, ha arricchito me, la mia famiglia, e i miei figli… e siccome ho il vizio di filosofeggiare, devo dire che (anche e purtroppo in seguito ad alcune polemiche scatenate sul web) ho iniziato a darmi le ragioni, anche formalmente, di tutta questa passione per una pratica tanto antica quanto, nella nostra cultura, nuova e da riscoprire.
Portare i miei figli è iniziato con le mie braccia, prima di scoprire i supporti: proprio per questo ho notato subito quel pezzo di stoffa colorata che sosteneva la figlia della mia vicina, e ho iniziato a cercare qualcosa di analogo per me (lei lo aveva ricevuto in regalo e non sapeva darmi indicazioni!).
Io credo che nell’esperienza del portare una mamma ed un bambino possano sperimentare un modo “vero” di stare insieme: un luogo di riconoscimento, di scambio, di appartenenza. Ringrazio di avere avuto la possibilità di conoscere e sperimentare questo luogo, grazie alla passione che Candida mette nel suo lavoro, il suo essere anzitutto mamma, e amica.
In questo particolare momento della nostra vita, io e il mio piccolino stiamo scoprendo la fascia lunga, sto sperimentando tessuti e legature, il portare mi fa sentire anche più femminile (in un momento della vita, quella alle prese con un neonato, in cui noi mamme veniamo sempre dipinte come spettinate – e questo per me è vero sempre! – sciatte e con le occhiaie e i vestiti sporchi di rigurgito). Ho persino un Gradipo coordinato al cappello (che nasconde il problema capelli spettinati!).
Portare costituisce poi uno spazio sacro per me e il mio bambino, me ne accorgo quando siamo in giro, e lui curioso si guarda intorno – ha ora sei mesi – ma quando inizia la stanchezza affonda il volto sul mio petto, e si trova sicuro e pronto al riposo. Quando lo porto sulla schiena mi rendo conto che davvero l’educazione prima che insegnare “come” fare, è un fare “con”, fare insieme: mio figlio segue i miei gesti, li fa insieme a me, come quando era dentro di me, ma in un “passo” successivo della sua crescita, mentre inizia ad avere consapevolezza del mondo fuori di lui.
Io amo i miei supporti, sono proprio il tramite “fisico” di questo rapporto, il simbolo del legame e insieme del distacco tra me e il mio bambino (la fascia ci “lega”, ma ne abbiamo bisogno perché abbiamo già vissuto una separazione, in una storia di lento distacco che porterà lui alla pienezza del proprio riconoscimento, in rapporto con me – anzitutto – e con il resto della realtà). Quando ho prestato il mio primo Gradipo non vedevo l’ora che tornasse, e ora non lo presterei più (mi sono affezionata meno al secondo, che ho usato per poco tempo, ora presterei quello!). Sono grata a Candida che me l’ha cucito con amore, e alle altre mamme che ho incontrato in questa avventura, che mi hanno suggerito tipi diversi di supporti, varie legature, mi hanno raccontato la loro esperienza, condiviso le loro scoperte. Sono contenta di avere ancora un po’ di tempo davanti (e invidiosa delle giovani neo-mamme, che pensano già al prossimo cucciolo da portare, quando io ormai sono in dirittura d’arrivo).
La manina del mio cucciolo che spunta dalla fascia, a pochi giorni dalla sua nascita, oppure i suoi occhietti curiosi che si guardano intorno dal suo rifugio caldo: quando penso al portare ho queste immagini nella mia mente (oltre alle decine di splendidi tessuti, colori e fantasie che mi piacerebbe sperimentare…)
Sono immagini di grande bellezza, la bellezza di un bambino stretto al seno di sua madre…
del destino e della libertà
La parola liberazione è quanto mai inadatta a ricordare una festa che , come si è già riflettuto su queste pagine, ha visto un paese passare da un giogo ad un altro; un giogo piu’ subdolo ma altrettanto odioso e, a suo modo, violento.
Per dimenticare come la parola liberazione sia tanto spesso usata a sproposito, oggi vorrei riflettere sul testo di una canzone di tradizione ebraica, che venne tradotta in inglese e riproposta dalla corrente folk americana negli anni ’60 ( potete sentirla cantare dalla bella voce di joan Baez qui).
Trovo estremamente interessante e significativo che questa canzone, così poco banale ed autocommiseratoria, sia stata scritta da un popolo che porta in sè la memoria di molte persecuzioni.
Come è ovvio alla psicanalisi, e , da sempre, prima di essa, alle religioni – ma come troppo spesso si dimentica nell’analisi politica e sociale – qualsiasi dialettica carnefice-vittima presuppone un tacito (o , se preferiamo, inconscio) accordo fra le parti. Prendere coscienza di questo “accordo” puo’ essere tanto piu’ odioso quanto piu’ le sue radici sono rimosse e lontane nello spazio e nel tempo dalla nostra comprensione cosciente. Il concetto di “destino” ( o di “karma” nella cultura orientale ) indica proprio l’ esplicarsi di una forza interiore che va oltre l’arbitrio razionale dell’uomo, sospingendolo verso il concretizzarsi di quegli eventi (spesso autodistruttivi) che, soli , possono comportare una necessaria trasformazione lungo il cammino per la ricerca del proprio Sè.
In questo senso il “destino” non è che l’ovvio percorso interiore che si snoda lentamente verso la luce: qualsiasi evento , se perviene ad accadere, risponde ad un intimo arbitrio ed è necessario a compiere questo percorso di individuazione . Ecco perchè il concetto di liberazione puo’ essere apprezzato appieno solo nell’ottica religiosa e spirituale dell’immortalità dell’anima e della possibilità di una redenzione oltre la vita fisica. Non esistono una giustizia o una libertà terrene: esistono solo vari gradi di schiavitù, vari gradi di ingiustizia, e noi abbiamo il dovere , in questa vita, di anelare al minor male possibile e di batterci per esso; ma non è tutto. E’ la nostra anima a dover volare libera nel cielo, e questa libertà interiore non puo’ essere concessa o revocata all’ uomo da un suo simile.
Ho tradotto per voi il testo di questa dolce canzone in versi che possano essere cantati sulla musica originale; potete trovare gli originali qui.
DONA DONA
Sul sentiero per il macello Al mattino il fattore va Sul suo carro piange il vitello Che già sa cosa gli accadrà
Soffia forte il vento Con tutta la forza che ha, Giorno e notte ride e di chi soffre non ha pietà
Dona, dona, dona, dona,
Dona, dona, dona, do,
Dona, dona, dona, dona,
Dona, dona, dona, do.
“Perchè piangi?” dice il fattore, Non ho colpa per ciò che sei,
Su nel cielo guarda la rondine,
Perchè tu non sei come lei?”
Soffia forte il vento Con tutta la forza che ha , Giorno e notte ride e di chi soffre non ha pietà
Spesso l’uomo come il vitello
Senza opporsi al macello va
Ma chi vola come la rondine
Si conquista la libertà.
Soffia forte il vento Con tutta la forza che ha , Giorno e notte ride e di chi soffre non ha pietà.
placebo o non placebo
Negli ultimi giorni ho assistito, sul web, ad una sistematica azione di discredito nei confronti della medicina omeopatica , portata avanti su piu’ fronti ( sarà telepatia? )
Questa opinione drasticamente e sarcasticamente critica, che apparentemente nasce spontanea dalla tastiera di vari bloggers ed opinionisti pseudo-scientifici , è probabilmente frutto di un lavoro di opinion-making molto piu’ omogeneo e coordinato di quanto non sembri al visitatore casuale. Ma questa annotazione fa parte di un altro, ben piu’ ampio argomento, di cui mi farà piacere trattare un’altra volta.
Personalmente, non sono mai stata particolarmente attratta dalla medicina omeopatica, e nella mia vita ne ho fatto un uso sporadico. Alcune volte ho avuto dei riscontri positivi, altri meno. In un singolo, drammatico caso si è rivelata notevolmente efficace. Tuttavia, questa è la mia esperienza personale, e -come è ovvio- ai fini dell’indagine scientifica non vale nulla. La preciso solo per scrupolo personale, e per chiarire che in sè l’argomento omeopatia non mi appassiona.
Quello che mi spinge ad intervenire nella “guerra all’omeopatia” di questi ultimi giorni non è quindi l’opinione di una affezionata cliente della multinazionale Boiron. So bene, ed anche i bambini sanno, che qualsiasi farmaco è business. D’altronde, questo modello di società ci insegna, fin da quando siamo in fasce, che è il business l’unico, giusto e santo motore del mondo; e , pur non trovandomi d’accordo con questa filosofia, non riesco a criticare Monsieur Boiron perchè vende “acqua fresca” piu’ di Mr. Merck che ha venduto il suo “scientifico” Vioxx per un bel pezzo e ucciso decine di migliaia di persone.
Innanzitutto, mi ha irritata la pretesa dei commentatori di parlare a nome della “comunità scientifica”, e addirittura -piu’ in generale- a nome di tutte le persone “razionali” e “di buon senso” (appellativi la cui vaghezza è estrema ). E’ evidente a chiunque voglia approfondire che l’ambiente scientifico stesso non è omogeneo nè conclusivo sul tema dell’omeopatia. Insomma, la giuria è ancora al lavoro, e ci vogliono pochi minuti per trovare pubblicazioni mediche e scientifiche che rilevano un’efficacia dell’omeopatia diversa, e maggiore, di quella del placebo. (Un esempio o due. )
Ergo, dire che la scienza ha ampiamente screditato l’omeopatia è una falsità, enunciata nel classico stile del “debunking”: sparala grossa, sparala con prepotenza, e tanti penseranno che è VERA.
In mancanza di argomenti validi e concreti, si utilizza un’altra tecnica-cardine della disinformazione: si ridicolizza e si compatisce la fazione avversa, e si insiste sull’irrazionalità a priori delle premesse dei rimedi inventati da Hahnemann (la diluizione estrema dei preparati, la dinamizzazione dell’acqua ecc). Se la verità di una teoria potesse basarsi sulla sua congenialità, non sarebbe mai stato possibile passare dalla teoria geocentrica a quella eliocentrica. Ma per fortuna per una mente libera ed indagatrice non esiste nulla che sia a priori “ridicolo” o “non vero” : un atteggiamento veramente “scientifico” presuppone una verifica fattuale dell’inefficacia del farmaco omeopatico; verifica che manca.
Da ultimo, trovo ridicolo, infantile e profondamente antiscientifico screditare un rimedio bollandolo come un “placebo”. Ma perchè il placebo….non piace allo scienziato? La sua stessa esistenza dovrebbe essere motivo di riflessione per la scienza medica ufficiale.
Ad oggi, l’effetto placebo , che è in grado di indurre un reale miglioramento dello stato di salute in una notevole percentuale di pazienti, è largamente sottostimato nelle sue potenzialità. Eppure il perfezionamento dell’effetto placebo, che – si pensa – agisce a livello psichico attivando le capacità di autoguarigione dell’organismo ( approfondimenti qui e qui )- è estremamente promettente, e lo studio del suo meccanismo potrebbe dare luce ad una medicina minimamente invasiva, priva di effetti collaterali.
Insomma, agli antipodi di quella attuale. 😉
Libertà per le gemelle (repost)
Un repost del 12 Maggio 2009 dal vecchio blog di Gradipo! Lo ri-pubblico dopo aver visto che finalmente se ne parla anche in Italia (qui).
Non e’ politica. Uno studio medico e antropologico condotto da Sydney Singer e Soma Grismaijer nel 2004 ha esaminato oltre 4000 donne, rilevando che le donne che non indossano il reggiseno stanno meglio di salute. Per citare il dato piu’ illuminante, le donne che indossano il reggiseno 24 ore al giorno ( si’, pare che esistano! ) hanno un rischio di sviluppare tumori al seno 125 volte piu’ alto delle donne che non lo indossano mai.
A quanto pare il reggiseno, specie se stretto, inibisce il corretto drenaggio linfatico dei tessuti. Questo drenaggio e’ essenziale perche’ le cellule possano eliminare i prodotti di scarto e le tossine. Ne deriva un accumulo di sostanze tossiche nei tessuti.
Naturalmente tutti gli abiti stretti fanno male. Ma di tutti i tessuti il seno e’ uno dei piu’ a rischio, perche’ ricco di ghiandole e di vasi linfatici, ma anche di grasso: proprio il grasso corporeo e’ la destinazione finale della maggior parte delle pericolose tossine ambientali .
A questo link potete verificare come gli esperti di diagnosi e cura dei noduli fibrocistici al seno raccomandino di usare il reggiseno il meno possibile.
Il peggiore di tutti e’ il reggiseno col ferretto: il metallo in esso contenuto sarebbe colpevole di provocare una scorretta stimolazione dello stomaco e della cistifellea (qui i dettagli),oltre a fungere da antenna per le onde elettromagnetiche.
Veniamo ora alla parte interessante del post: le possibili contromisure.
-Abolire il reggiseno.
– Non comprare mai reggiseni troppo stretti.
– Comprare reggiseni senza ferretto.
– Togliere il ferretto dai vostri reggiseni e se proprio lo si sente indispensabile sostituirlo con una banda in plastica (un sito americano le vende qui, ma non ho idea dei costi di spedizione)
– Togliere il reggiseno non appena si arriva a casa. Cosi’ come i nostri mariti si levano la cravatta. Finiti i doveri sociali, tutti liberi di respirare!
Mio marito non ha mai usato la cravatta, ma io continuero’ ad usare il reggiseno fuori casa per vari, piu’ o meno ovvi, motivi. A casa pero’ non esiste motivo di rinunciare alla liberta’.
Chi ha il seno grosso obietta che stare senza reggiseno provoca dolore? Se cosi’ e’, e’ proprio a causa di una cronica infiammazione dei tessuti del seno: gli esperti di noduli fibrocistici promettono che il dolore sparira’ in pochi giorni, non appena i tessuti si saranno ossigenati.
L’ultima barriera da superare e’ quella della vanita’: non ci hanno sempre detto che stare senza reggiseno fa venire le tette cadenti? Ebbene, tutta l’informazione (empirica) che io abbia trovato in merito punta ad indicare che stare senza reggiseno non provoca affatto il seno cadente, ma al contrario favorisce una corretta postura della schiena, facendo lavorare i muscoli del busto. Inoltre la pelle, essendo libera di respirare, si tonifica e, nel tempo, si rilassa di meno. In barba ai pareri degli esperti.
E adesso non avete piu’ scuse!
insolito pensiero giallo
Come al solito, per la “Festa della Donna” si sprecano le banalità neo-e-vetero-femministe, ma quest’anno non vi annoierò deplorandole.
Chi, come me, ne è arcistufa oggi puo’ dedicarsi ad una lettura utile e del tutto scevra dal vittimismo di categoria.
Vi parlo di una nostra gialla amica…. E’ la mimosa?
No!
La Curcuma è nota anche come “zafferano indiano”. Assai meno pregiata del nostro fiore, è anche meno indicata per fare il risotto. Miscelata invece ad altre spezie come cumino, chili e coriandolo compone e dà colore alla miscela del noto curry .
Come molte altre spezie la Curcuma è una vera e propria bomba nutrizionale, un concentrato di sostanze preziose per il nostro organismo, sostanze di cui le nostre diete sono sempre piu’ carenti e di cui il nostro corpo, sottoposto ad insulti quotidiani, ha sempre piu’ bisogno.
In particolare la Curcuma esplica una attività protettiva e curativa nei confronti del cancro, in special modo del cancro al seno. La curcumina , che induce l’ apoptosi (il “suicidio”) delle cellule cancerose, è attiva anche sui tumori piu’ aggressivi, che rispondono meno alle terapie convenzionali , e non interferisce con l’ efficacia delle altre cure.
Le voci ufficiali non si pronunciano ancora sulla curcumina, ma ci sono molti studi promettenti già pubblicati o in corso (svariati links in calce a questo post). Piu’ interessante per i profani è l’ illuminante testimonianza di questa donna inglese che, dopo la chirurgia, ha scelto di cambiare radicalmente il suo stile di vita, adottando una dieta speciale e sostituendo la terapia convenzionale per la prevenzione delle ricadute con un abbondante uso di curcuma.
Il modo migliore di assumere questa spezia? A crudo o con leggera cottura, accompagnata da olio di oliva e pepe nero. Il medium oleoso e la piperina presente nella spezia piccante ne accentuano infatti la biodisponibilità.
…Avete bisogno di altri buoni motivi per usare la curcuma?
1. E’ un antisettico naturale. Puo’ anche essere utilizzato su ustioni e ferite.
2. Disintossica il fegato
3. Previene l’insorgenza di moltissimi tipi di tumore
4.E’ un antinfiammatorio naturale
5. E’ un potente antiossidante.
6. E’ un analgesico naturale (utile anche per i crampi mestruali!).
7.Previene e rallenta il morbo di Alzheimer riducendo la placca amiloide nel cervello
8. E’ famosa nella medicina cinese come trattamento antidepressivo.
9. Migliora il metabolismo dei grassi e favorisce la perdita di peso
10. Impedisce la crescita di vasi sanguigni nei tumori
11.Favorisce la rigenerazione epiteliale: è un trattamento di bellezza dall’interno 12. E’ utile nel trattamento della psoriasi e di altre condizioni infiammatorie della pelle.
c’è grasso e grasso
Quando veniamo al mondo nel nostro corpo è presente una notevole quantità di grasso bruno.
Diversamente dal grasso bianco, che è dannoso alla salute, il grasso bruno possiede interessantissime qualità salutari. Le sue cellule sono ricchissime di mitocondri e favoriscono la regolazione della temperatura corporea: in sostanza, grazie al grasso bruno il corpo è in grado di proteggersi dal freddo generando calore anche senza ricorrere al movimento.
La presenza di una buona percentuale di grasso bruno è garanzia di efficienza metabolica e di salute generale. Aumentando questa percentuale e’ anche possibile perdere peso senza seguire alcuna dieta. Ma come si fa ad accrescere il numero di questi preziosi adipociti?
Innanzitutto, è necessario coprirsi il meno possibile. Non sto consigliando di prendere freddo, ma soltanto di abbigliarsi quel tanto che basta a proteggersi dalle basse temperature senza stare “al calduccio” . Il freddo deve solleticarci e farci venire voglia di muoverci! Se questo non succede, significa che siamo troppo coperti.
Un metodo efficacissimo per aumentare il grasso bruno è la doccia fredda, che deve essere effettuata a stomaco vuoto, durare almeno 30 secondi ed essere concentrata su schiena, spalle e collo -le zone nelle quali il nostro corpo produce e stocca queste cellule adipose.
Un altro metodo, un po’ meno drastico ma comunque efficace, è il bagno derivativo (piu’ info qui)
Nelle culture tradizionali è un uso frequente il bagno ghiacciato (come il nostro “Cimento” invernale) che spesso assume un carattere rituale e quasi iniziatico.
In conclusione, una sapiente e frequente esposizione al freddo è un caposaldo della nostra salute. E per i piccini? Vale lo stesso, naturalmente. Siete convinti che far prendere freddo al proprio bimbo sia una delle cose peggiori che un genitore possa permettere? E allora guardate qui!
occhio alle orecchie

Prima dell’era dell’Industria Farmaceutica, la medicina tradizionale ha per centinaia di anni esaminato i pazienti con metodiche e tecniche svariate, oggi considerate vetuste ed insignificanti, poco piu’ che superstizione.
Tuttavia l’esame fisico del paziente – che persiste nella medicine tradizionali (come la cinese o la ayurvedica) e la cui eredità è stata raccolta in parte da omeopatia e da medicina olistica, dovrebbe sempre essere un pilastro della visita.
Il colore della lingua, la limpidezza dell’iride, quelli che una volta si chiamavano i “riflessi” : tutte variabili la cui importanza si è dimenticata ma che continuerebbero a parlare ad un occhio attento ed esperto. Purtroppo il nostro medico della mutua è assai piu’ sbrigativo, e sentendo l’elenco dei sintomi si limita a stampare al PC una lista di esami del sangue…
Venendo al punto. Uno di questi “indizi” che trovo singolarmente interessante è…. Continue reading
libero scambio
Mentre infuria la crisi economica – che, sappiamolo, è solo all’inizio- si moltiplicano e si diffondono le iniziative ed i gruppi di scambio , di riuso e di riciclo.
In tempi in cui scucire qualche euro diventa sempre piu’ arduo , il vecchio baratto, esente dalla pressione fiscale e per sua natura caratterizzato da una maggiore elasticità ed eleganza, fa apparire vile e desueto il ben piu’ giovane commercio in moneta.
Eppure siamo così abituati a ragione in termini di acquisto che la pratica del baratto parte su binari molto arrugginiti, e spesso finisce per risolversi in una compravendita dissimulata.
Un vero baratto prende in considerazione il valore d’uso di un oggetto, percio’ il suo valore relativo; non il suo prezzo di mercato, che è invece rappresentato dalla media del prezzo massimo che le persone sono disposte a spendere per averlo.
Ad esempio, per me che non so nemmeno accenderla, la motozappa è soltanto un ingombro nel garage , mentre per un’altra persona puo’ essere un importante strumento di lavoro, magari la porta per l’emancipazione economica!
Quello che ricevo in cambio della motozappa è probabilmente altrettanto inutile per il suo futuro ex- proprietario, mentre rappresenta per me un tassello mancante: un oggetto che cercavo da tempo, un abito o un golf fatto a mano, una rarità artistica, una fornitura di ortaggi o di conserve per l’inverno… o magari un oggetto lussuoso ed inutile che desideravo e che non potevo permettermi di acquistare .
La cosa bella dello scambio è che, quando riesce, entrambe le parti si ritrovano molto piu’ ricche di prima: ottengono assai piu’ di quanto avrebbero racimolato svendendo le proprie cose per un pezzo di pane su ebay o, peggio, al mercatino rionale dell’usato!
Ecco perchè mi piace che il baratto si svolga in libertà, ovvero che non passi, nemmeno astrattamente, attraverso il denaro. A noi così abituati a monetizzare ogni passaggio di proprietà, riesce spontaneo quantificare la propria disponibilità o quella altrui passando attraverso il “valore di mercato” di cio’ che offre o si riceve. Ma questa operazione, che pure ci riesce naturale al punto che rinunciarvi ci imbarazza, impoverisce ed appesantisce lo scambio.
Ora che, dopo averlo creduto per una vita lo sterco del diavolo, abbiamo invece scoperto che il denaro è la carta igienica della BCE, possiamo finalmente cimentarci, avvantaggiandoci della sua scarsità, nel disprezzarlo e nel trascurarlo con passione. Pronti? Via!
Ecco un elenco di siti italiani dedicati al baratto.
una boccata d'aria
….in tempi di sensazionalismo, quello della verità è l’unico outing interessante.
All’indomani delle inquietanti notizie sui vaccini ritirati dal mercato in molti paesi , è finalmente esplosa la liceità dell’obiezione all’obbligo vaccinale: da qualche giorno a questa parte, crocchi di mamme al parco e davanti a scuola discutono dell’argomento con una consapevolezza nuova, promettendo a sè stesse di non fare richiami vaccinali e di non immunizzare affatto i loro bimbi piccolissimi. Continue reading






